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Attraverso la mostra �L�estetica della Macchina� per capire il Futurismo

L�Arte Meccanica: da Balla alla pittura aerea degli anni �30

La Macchina, l�unica forza che pu� mettere ordine al caos del presente

di Chiara Penengo

 

�Sentiamo meccanicamente. Ci sentiamo costruiti in acciaio, anche noi macchine, anche noi meccanizzati�. Cos� Enrico Prampolini, Ivo Pannaggi e Vinicio Paladini definiscono il pensiero futurista nel manifesto �L�Arte Meccanica�, stilato nell�ottobre del 1922. Essi descrivono la macchina come �la nuova divinit� che illumina, domina, distribuisce i suoi doni e punisce in questo nostro tempo futurista, cio� devoto alla grande Religione del Nuovo�.

E proprio in onore di questi grandi artisti del XX secolo � stata allestita �L�estetica della Macchina, da Balla al futurismo torinese�, mostra che si � tenuta al Palazzo Cavour di Torino dal 29 ottobre 2004 al 30 gennaio 2005. Organizzata da B. Chiesa, M. C. Olmo e M. L. Schellino, vuole proporsi come un viaggio tra le opere futuriste degli anni Venti e Trenta, epoca in cui avviene un�improvvisa trasformazione dei costumi, dei comportamenti e delle idee, che porta al rifiuto e alla rinuncia totale di ogni forma di �passatismo� e di conservazione delle opere riguardanti periodi precedenti. Infatti, secondo la filosofia futurista, �i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie� (F. T. Marinetti, Manifesto del futurismo, 1909) devono essere distrutti, annientati per costruire una societ� incentrata sul Nuovo.

La mostra, suddivisa in cinque sezioni principali (�Balla, Depero e gli architetti�, �I primi anni Venti: intorno al manifesto L�Arte Meccanica�, �Il futurismo torinese�, �Lo spazio e il polimaterismo� e �Aeropittura�) si apre con un�introduzione con alcune opere di Balla e Depero, appartenenti ancora alla prima fase del futurismo, iniziata nel 1909 con Filippo Tommaso Marinetti, e conclusasi nel 1915 con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Verso gli anni Venti si affianca a questi artisti una nuova generazione di Futuristi, le cui opere sono esposte nella seconda sezione della mostra; essi scorgono nel progresso un orizzonte inebriante, un intento rivoluzionario a cui bisogna tendere per percepire il futuro.

 

     

Gerardo Dottori, Incendio citt�, 1925

 

    In quegl�anni tumultuati dalla catastrofe bellica imminente, i nuovi Futuristi riconoscono la guerra come �sola igiene del mondo� e vedono nella Macchina, che giunge persino ad essere personificata, l�unica forza che pu� mettere ordine al caos del presente. Questi principi vengono poi tradotti sulla tela con figure meccaniche e umane dai piani sfaccettati e geometrici, e ne sono un esempio i suggestivi quadri di Prampolini, Spazzapan e Pannaggi, si ricordi il celebre �Sciatore�, adottato dalla mostra stessa come logo.

 

Ivo Pannaggi, Sciatore, 1926

 

Alla terza sezione della mostra, il �Futurismo torinese�, appartengono le opere di Fillia Bracci, Farfa e Pozzo, che nel 1923, fondano il gruppo futurista torinese, a cui aderiscono successivamente altri artisti quali Oriani e Allimandi. Molte sono le mostre cui questi maestri dell�arte partecipano, tra cui le Biennali veneziane, la Quadriennale romana e quelle personali di Fillia e Bracci tenutesi al Garden Salon nel 1922.

Verso la met� degli anni Venti si prefigura un nuovo futurismo, iniziato da Enrico Prampolini, il quale, a differenza di altri artisti dell�epoca, non rappresenta la realt� vista in prospettive aeree, tecnica derivante dal manifesto dell�aeropittura del 1929-1931, ma nelle sue opere vuole attingere ad una sensibilit� del tutto estranea all�arte e alla filosofia futurista preesistente. Infatti, egli stesso, nel catalogo della Mostra di aeropittura e di scenografia, afferma di vedere �nell�aeropittura il totale superamento della realt� terrestre, mentre si sprigiona in noi [�] il desiderio latente di vivere le forze occulte dell�idealismo cosmico�. Ed � proprio da queste affermazioni che deriva l�innovativa tecnica del polimaterismo, teorizzata da Bocconi nel Manifesto tecnico della scultura futurista gi� nel 1912, ma formulata concretamente solo nel 1921 da Marinetti nel Manifesto del Tattilismo.

 

 

                                  Filippo Tommaso Marinetti, Tavola tattile Paris � Soudan, 1921

 
Intorno agli anni Trenta la pittura futurista giunge al culmine della sua ultima fase, con il manifesto de �L�aeropittura�, ispirato ai successi aeronautici dell�epoca. Essendo molto legati alle azioni belliche fasciste, i Futuristi tendono a snaturare il nuovo tema, che viene riconosciuto come mezzo propagandistico a favore della guerra. A quest�argomento appartengono le opere della quinta ed ultima sezione della mostra, �L�Aeropittura�, in cui si possono ammirare quadri di artisti quali Tato, Crali e Dottori. Se nelle opere dei primi due pittori si pu� riscontrare una notevole esaltazione della guerra, in quelle di Gerardo Dottori, si osserva un�importante componente poetica, bench� nelle sue composizioni vengano illustrati paesaggi visti dalla nuova visuale aerea.

La mostra si conclude con il celebre quadro di Dottori, Incendio citt�, e con un sorprendente effetto ottico: una luce rosso fuoco irradia la stanza, cos� che l�atmosfera del dipinto stesso sembra uscire da esso, e chi si sofferma ad ammirarlo � reso partecipe dell�urlo, del dolore che scaturisce dall�opera.


 

I concetti di energia, velocit�,movimento, simultaneit� entrano nell'espressione artistica

IL FUTURISMO TRA ASTRAZIONE AUDACE E
INDAGINE RAZIONALE DELLA REALTA' FISICA

"L'estetica della Macchina": l'arte finalizzata a celebrare il progresso e sottolineare la meccanicit� del reale

La carica vitalistica e rivoluzionaria del movimento futurista, giunto alla maturit� negli anni Venti, impresse una svolta epocale al percorso artistico europeo, fino ad allora orientato verso la rappresentazione statica e vincolata da canoni convenzionali. Testimonianze di questa svolta sono le opere con le quali i futuristi espressero la loro volont� di rottura con il passato e la tradizione - opere di cui � stata offerta a Torino una selezione e sintesi pregnante con la mostra "L'estetica della Macchina da Balla al futurismo torinese", in corso dal 29.10.'04 al 30.01.'05 presso il Palazzo Cavour. Per noi ragazzi della 3^B del Liceo Cattaneo la mostra � stata una sorta di lezione "a tutto tondo", un'opportunit� di ripercorrere le fasi dell'evoluzione del futurismo - con relativa contestualizzazione storico-politica - attraverso il succedersi e l'articolarsi delle originali strutture realizzate per accogliere le varie sezioni allestite, di cui una, dedicata agli artisti torinesi, ci ha permesso di conoscere il contributo particolare che la nostra citt� ha reso all'avanguardia futurista in termini di genio e creativit�.     

Ci� che abbiamo notato emergere con forza � la volont� di trasgressione di pittori, scultori e architetti, che sfidano i limiti dell'uomo e dell'espressione artistica, e il loro entusiasmo per il progresso dirompente. Questo entusiasmo inebriante determina l'esaltazione del progresso fine a se stesso e quindi il culto della Macchina come modello di perfezione e netta precisione, che riflette, oltre all'ideale di un mondo dominato da asettico rigore, anche la facolt� astrattiva che porta questi geniali artisti a concepire la struttura razionale dell'universo.

Nell'individuazione di questo ordine razionale sta il pi� profondo legame esistente tra l'ideologia futurista e le teorie della fisica: l'influenza dei principi della fisica si ripercuote sulla concezione futurista dell'energia e della velocit�.

L'obiettivo pi� arduo verso cui si orientano pittori come Giacomo Balla, Gerardo Dottori e Benedetta Cappa Marinetti � appunto il tentativo di cogliere e restituire sulla tela la percezione dell'energia non nelle sue manifestazioni pi� concrete ma nella sua forma imperscrutabile ed essenziale, che la rende anima dell'universo e oggetto degli studi della fisica. Tale ricerca si risolve nella rappresentazione dell'energia dinamica che percorre la realt� tramite l'utilizzo di linee-forza, che suggeriscono movimento, velocit�, tensione ascensionale o interazione di forze. Le linee-forza, raccordando visivamente paesaggio e velocit�, attenuando cio� la frattura tra la fissit� del primo e il dinamismo della seconda, si presentano all'osservatore come prolungamento dei limiti di un oggetto e dilatazione all'infinito dell'energia che lo pervade.

Un tema ricorrente nell'astrazione futurista � la velocit�, affascinante prodotto del progresso che genera il movimento, a lungo studiato sia sul piano della rappresentazione figurativa sia attraverso le leggi fisiche che lo regolano. La sensazione di velocit� per un pittore futurista si ottiene avvalendosi delle linee-forza e dei <<penetranti>> angoli acuti, e insieme scomponendo le forme e intersecando i piani al fine di reppresentare il moto nella progressione del suo divenire, cogliendo cio� la successione temporale delle immagini, non cristallizzando l'azione in un immagine unica, in un istante definitivo, ma lasciando sulla tela l'impressione di un suo ideale prolungarsi.

E' interessante il metodo con cui l'avanguardia futurista affronta il problema di raffigurazione della simultaneit� dell'accadere, metodo che consiste nello smembramento e dislocazione di elementi estrapolati da situazioni o sfere sensoriali diverse e la loro fusione in una <<sintesi di ci� che si ricorda e di ci� che si vede>>, secondo un'efficace espressione di Boccioni, che rivela l'intuizione della relazione fisica che intercorre tra il moto assoluto (in un istante definito) e quello relativo (rispetto alla durata dell'azione).

La concezione del dinamismo come fenomeno che interessa le due dimensioni spaziale e temporale riflette le leggi fisiche relative al moto, nelle quali lo spazio e il tempo sono interdipendenti, e anche lo studio della simultaneit� di pi� moti trova legittimazione teorica nell'enunciazione di un principio fisico. Tutto ci� � un'ulteriore conferma della mentalit� razionale e analitica che fece da filtro all'interpretazione della realt� di questi artisti che sconvolsero l'ordine consueto infrangendo gli schemi prestabiliti, sovvertirono i punti di vista, rovesciarono le prospettive, sperimentarono le tecniche pi� audaci ed esplorarono nuove dimensioni del reale per rivelare ci� che fino ad allora era rimasto insondabile.

Alessia Battain - 3^B

 

 

 

 

    

   
           
 
 

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