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                    Destinazione editoriale: TUTTOLIBRI

I conflitti interiori di Cesare Pavese, lo straniamento dalla realt�,
la storia di una lunga fuga

LA GUERRA DI UN INTELLETTUALE CONTRO UN MONDO A LUI ESTRANEO
�La casa in collina�
:
Corrado specchio dell�autore e simbolo dell�umanit�
di fronte agli orrori della II Guerra Mondiale


La vita di Cesare Pavese (1908-50), oggi considerato uno dei principali testimoni della realt� storica italiana tra gli anni �30 e �50, oscill� costantemente tra l�attrazione per la solitudine e il bisogno di non essere solo, tra il desiderio di affermazione per-sonale e l�amara constatazione della sua incom-patibilit� con il mondo e con la vita stessa. Fin dall�adolescenza si manifestarono nel suo carattere la tendenza all�isolamento e la vocazione suicida, presagio inquietante di un destino tragico, dell�eterna condanna ad una frustrante solitudine ed una disperata sconfitta. Nella drammatica esistenza di Pavese riecheggia il boato del dramma assoluto, della tragedia pi� terribile: la guerra, la II Guerra Mondiale, che � limitandosi alla testimo-nianza dello scrittore � distrusse a furia di bombardamenti Torino e la valle circostante costrin-gendone la popolazione alla fuga e alla miseria, aizz� gli uni contro gli altri gli italiani, disilludendo giovani e ragazzi, semin� di morte, e soprattutto morte civile, le citt� e le campagne. Alla campa-gna, precisamente alle colline torinesi e alle natie Langhe, e alla sua funzione in tempo di guerra � dedicata un�attenzione particolare nel romanzo �La casa in collina� (Einaudi, 1949), in cui si riflette la suggestione mitica dei nostalgici ricordi dell�infanzia che questo ambiente rievoca per l�autore. L�opera si inserisce in un ciclo storico relativo alla Guerra (costituito da Il carcere, Il compagno e La luna e i fal�) riproponendosi di affrontare la tematica della resistenza, ma il vero fulcro dell�opera � la condizione dell�intellettuale e il suo ruolo nella societ� sconvolta dal conflitto. L�intellettuale protagonista del libro � Corrado, professore torinese quarantenne nel quale l�autore si identifica, conferendo all�opera un carattere intensamente autobiografico: Corrado-Pavese assurge a simbolo dell�umanit�, umiliata e impotente di fronte allo scempio della guerra, un�umanit� alla quale non resta che espiare le proprie colpe, alla luce della speranza in un rinnovamento dell�uomo. Questi accessi di spiritualit� che folgorano a tratti Corrado corrispondono alle crisi religiose che, sommandosi ad una delusione amorosa ed ai contrasti politici, tormentarono lo scrittore fino a indurlo a suicidarsi nell�agosto 1950. Ma se Pavese con questo gesto pose fine al travaglio della sua vita, Corrado deve continua-re a scontare la sua condanna terrena, in balia di una guerra che prosegue oltre la conclusione del romanzo, a rendere il senso della durata ed estensione del conflitto. La guerra infuria ovunque e oscura gli orizzonti futuri: � una guerra civile, perch� il caso o il destino falcidia la gente comune senza motivo, e <<ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione>>.
Riuscito a sopravvivere con la fuga mentre chi ha resistito � stato deportato o ucciso, Corrado rimpiange di non essersi opposto alle prevaricazioni, di essersi lascito sopraffare dalla paura della sofferenza e della morte, e contemporaneamente prova una sorta di invidia per coloro che sono morti battendosi, perch� almeno per loro la guerra ha avuto un senso e una conclusione: sebbene la loro morte sia stata un sacrificio forse vano, la loro � stata un esperienza reale, mentre quella che lo-gora Corrado � una guerra interiore, altrettanto assurda ma interminabile. La guerra di Corrado � la contraddizione stridente tra i suoi sentimenti: l�angoscia che lo spinge sempre alla fuga per uscire incolume da una situazione e il rimorso per essere fuggito invece di collaborare attivamente alla resistenza; il richiamo della natura da contemplare in solitudine e la consapevolezza che la solidariet� e la coesione sono fondamentali per contrastare la violenza; la gioia della scoperta di avere un figlio - questione dubbia che Corrado non decide di approfondire � in cui riporre la speranza di salvezza e per contro l�eterna incapacit� di assumere le sue responsabilit�. Anche la ten-denza ad estraniarsi dalla realt� e la forte riluttan-za ad assumere un impegno politico sono aspetti della sua personalit� che Cesare Pavese riversa nella figura di Corrado, non esitando a descriverlo � e a descriversi � come un antieroe, che se non altro per� dimostra di aver subito, nel corso della vicenda, un�evoluzione: la Guerra ha maturato in lui la consapevolezza del proprio egoismo, della propria incapacit� di agire, schierarsi, assumere responsabilit�, dell�ostinato e vano tentativo di ri-fugiarsi nelle memorie dell�infanzia di fronte alle difficolt�. Nonostante questa consapevolezza Pavese non riusc� a reagire, a dominare la sua natura, e cedette alla tentazione dolorosa del suicidio. Allo stesso modo Corrado non riesce a cogliere la possibilit� di riscatto che la vita gli offre facendogli incontrare Dino, il figlio agognato e poi quasi re-spinto, quel figlio dotato di ci� che a lui manca, una volont� impetuosa e il coraggio di esporsi, di vivere la guerra, anche a costo di morire. Dino dovrebbe costituire per Corrado uno stimolo ad infrangere le barriere che lo isolano dagli altri e dal mondo, ad affrontare la realt�, a combattere senza paura per ci� in cui crede, ma Corrado si irrigidisce nella sua introversione inconcludente, si infligge e subisce l�ennesima sconfitta e intanto Dino si allontana verso la guerra, e con lui l�ultima speranza di purificazione per Corrado, che rimane solo e amareggiato a meditare sulle ragioni di tanta desolazione e morte.

Alessia Battain


 

 

 

 

    

   
           
 
 

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